Mi riempie di rabbia non potermi fidare di nessuno, dovermi guardare intorno, dover cacciare via il ragazzo ubriaco che si avvicina troppo alla mia amica fuori dal locale. Magari pure davanti ai nostri amici maschi che non si erano accorti di nulla.
E pensare che io una volta non lo sapevo neanche, che dovevo difendermi da qualcosa. Sono cresciuta giocando con tuttə e scegliendo i vestiti che mi pare, persino la pubertà con tutto ciò che comporta non mi aveva sconvolta più del necessario. Finché un giorno, a 14 anni, sono stata seguita per strada per la prima volta, e per la prima volta ho sentito la responsabilità di nascondere questo corpo che mi è capitato di avere, perché mi mette in pericolo. Mi rende meno credibile, meno degna di attenzione. Ho portato il peso di questa responsabilità ogni volta che sono dovuta scappare da un bar, per ogni commento in università e sul lavoro, ogni volta che ho difeso un’amica, nelle prime relazioni eterosessuali, in ogni telefonata notturna per strada. Persino la volta che -ancora minorenne – sono stata avvicinata da un adulto, un insegnante. Persino lì ho percepito che la responsabilità e la colpa di eventuali incidenti sarebbe stata solo mia.
Oggi voglio che tutti sentano questo peso. Più ancora di chi sappiamo già essere un criminale voglio che ci sentano i compagni, i miei fratelli con cui condivido tutto, con i quali mi sento al sicuro se sono ubriaca o se dormiamo insieme ma che ho visto troppe volte restare in silenzio, confusi, ignari. Li ho visti anche presi alla sprovvista da questa rabbia, quando esplode all’improvviso, perché non ci sono abituati.
Anche con tutte le buone intenzioni del mondo, se sei cresciuto maschio nessuno ti ha insegnato che devi stare attento. Nessuno ti ha insegnato un cazzo, a dirla tutta. Compagni, anche a voi è stato imposto un ruolo preciso, solo molto più comodo da accettare perché in qualunque contesto “poverino è fatto così, lascialo in pace.” È sempre “dai poverino” finché la persona in questione non ha una cattedra, allora improvvisamente non è poverino ma è una persona autorevole che sa quello che fa. Il risultato in entrambi i casi è che non vi siete mai dovuti sforzare troppo, perché siamo noi che non dobbiamo esagerare.
Per questo oggi mi rifiuto di accettare l’idea che ci siano cose di cui non si può parlare, mi rifiuto di pensare che i miei fratelli siano dei poveri scemi a cui devo stare attenta io. Compagni, se è vero che ci sapete amare, ascoltateci. Imparate da noi a non stare fermi dove vi hanno messo. Compagnə, avanti, la nostra rabbia ci apre la strada.
